Nell’anno accademico 2024/25 gli studenti iscritti ai corsi di laurea e laurea magistrale in Italia hanno raggiunto 2.050.112, il numero più alto mai registrato per il sistema universitario italiano. Un dato che sorprende, perché arriva in piena crisi demografica: il bacino di diciannovenni da cui arrivano le matricole si riduce ogni anno, eppure negli ultimi dieci anni le nuove immatricolazioni sono cresciute di quasi il 20%.
Le università statali (inclusi i politecnici) restano la spina dorsale del sistema, con circa 1,61 milioni di iscritti — l’80% del totale. Le università non statali tradizionali contano circa 130.000 studenti (6,4%), mentre gli atenei telematici, in forte espansione, superano ormai i 307.000 iscritti (15% del totale).
Le università con più studenti
Il Ministero dell’Università e della Ricerca pubblica ogni anno, tramite il portale USTAT, il numero di iscritti di ciascun ateneo. Ecco i dieci più grandi d’Italia:
In marrone chiaro gli atenei telematici. Dati MUR/USTAT, a.a. 2023/24.
La Sapienza resta il più grande ateneo d’Italia, con 120.000 iscritti — più della popolazione di molte città italiane di medie dimensioni. Subito dietro, al secondo posto assoluto, non c’è un’altra università tradizionale ma un ateneo telematico, Pegaso, segno di quanto la formazione online abbia cambiato il panorama negli ultimi anni. Tra gli atenei statali “fisici”, dopo la Sapienza seguono l’Università di Bologna, Torino e Padova.
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Le università che stanno crescendo di più
Mentre il numero di diciannovenni italiani cala ogni anno per effetto del calo demografico, alcuni atenei crescono molto più della media nazionale. Il caso più netto è quello di Padova: dal 2000 al 2019 gli iscritti erano rimasti praticamente fermi, oscillando tra 58.000 e 60.600. Poi, in appena cinque anni, sono saliti a oltre 76.000 — +27%, quasi tutta la crescita della storia recente dell’ateneo concentrata in un solo lustro.
Anche a livello geografico la crescita delle nuove immatricolazioni nell’ultimo anno non è uniforme: nel Centro Italia le iscrizioni sono salite del 14%, nel Sud del 6,1%, mentre al Nord Est la crescita è ferma al 2% e al Nord Ovest si registra addirittura un calo (-0,9%). Un paese che, universitariamente, cresce a velocità molto diverse da una zona all’altra.
Variazione delle nuove immatricolazioni per macroarea, ultimo anno accademico rispetto al precedente. Fonte: Censis/MUR.
Perché il sistema cresce nonostante il calo demografico
La spiegazione principale non è un boom di diciannovenni, che anzi continuano a diminuire, ma un aumento della propensione a iscriversi all’università: più diplomati, rispetto al passato, scelgono di proseguire gli studi invece di entrare subito nel mondo del lavoro. A questo si aggiunge la crescita degli atenei telematici, che allargano la platea includendo chi lavora già e non potrebbe permettersi un percorso tradizionale a tempo pieno, e un’offerta formativa sempre più ampia e specializzata, capace di intercettare interessi che vent’anni fa non avevano un corso di laurea dedicato.
Fonti: Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), portale USTAT, classifica degli atenei per iscritti, rapporto Censis sulle università italiane, dati raccolti su Libri Università.





